Le eruzioni del Cratere di sudest Stampa E-mail
Scritto da Simon   

Descrizione della situazione eruttiva antecedente al 1971

 

    L’eruzione del 1964, come tutte l’eruzioni di notevole importanza che avvengono in area sommitale o sui fianchi di un edificio vulcanico, causò un notevole cambiamento morfologico del Cratere centrale (Sturiale, 1986b), e secondo alcuni era cambiata la sua struttura interna.
   A partire dal 1956 all’interno del Cratere centrale si era formato un “cinder-cone”, questo aveva raggiunto la quota di 3.340 m.s.l.m.superando l’orlo dello stesso.(Cucuzza Silvestri, 1956).
A questa eruzione segue un periodo di circa un anno e mezzo di quiete eruttiva durante il quale la bocca eruttiva centrale era occupata da lava consolidata e scorie saldate; una ripresa dell’attività del Cratere subterminale di nordest, con prevalente attività eruttiva si è avuta nei primi mesi del 1968 e poi nel 1970 con la formazione di una bocca effimera a Nord dello stesso.
   Agli inizi del 1968 si è avuta una variazione di attività, una diminuzione dell’attività effusiva alla base del cono subterminale di nordest, seguita da un aumento dell’attività esplosiva con lancio di lapilli, contemporaneamente veniva alimentato un flusso lavico fortemente degassato sulla parete occidentale della Valle del Bove (in prossimità di Serra Giannicola Piccola) questa colata ha raggiunto in poco tempo, facilitata dal pendio acclive la base dei Monti Centenari (eruzione del 1852).
Lo sviluppo di questa attività eruttiva faceva avanzare l’ipotesi che ci fosse un dicco mantellico posto a quota 3.000 m.s.l.m. che si intrudeva negli strati sino a raggiungere la superficie nella Valle del Bove, come mostrato nella figura 10. Questa mobilità eruttiva si può
ritenere un caso estremo dove la distanza tra la degassazione esplosiva e l’effusione di lava degassata era circa di 2.5 Km.
    Nel 1970 si formò un bocca prevalentemente effusiva poco a Nord del Cratere subterminale di nordest, essa rimase attiva per parecchi mesi dando origine a modesti flussi lavici che si andavano sovrapponendo nel tempo.
L’evoluzione dell’attività del Cratere Centrale dimostra una indipendenza dal Cratere di nordest, i condotti delle due bocche sono connessi ad una profondità kilometrica.(A.Rittmann, R.Romano e C.Sturiale, 1971). Nel Marzo del 1968 sulla parte ovest del Cratere Centrale si apre una piccola voragine profonda e larga una decina di metri che emetteva a piccoli intervalli getti di gas ad alta temperatura (1040° C; Tazieff, 1971) con assordanti boati. La piccola Voragine o “bocca soffiante” che rappresentava una valvola di sfogo dei gas, sprofondava nel Gennaio del 1970 cessando la sua attività, e causando così un nuovo incremento della tensione dei gas magmatici.
Infine nel Febbraio del 1971, prima dell’inizio dell’eruzione, l’attività effusiva si spostava nella sella posta tra il Cratere Centrale e il Cratere di nordest generando flussi lavici che si dirigevano sia sul versante occidentale che su quello orientale.

Fig.4 - Schema dell’attività eruttiva Gennaio 1968 ( Sturiale,1971)


Sommario dell’eruzione del 1971, con la nascita di un nuovo cratere:

il Cratere di sudest

    L’eruzione del 1971 ebbe inizio il 5 Aprile con l’apertura di due fessure radiali alla base Sud del Cono terminale del Cratere Centrale ad una quota di 3.000 m.s.l.m. La prima frattura era localizzata circa 100 metri a Nord dell’Osservatorio Vulcanologico; qui si sono aperte sin dai primi giorni una serie di bocche esplosive, che hanno dato origine a tre piccoli coni che sono stati definiti Apparato dell’Osservatorio; l’altra fessura era localizzata sopra il
“Vulcarolo” ove si erano realizzati due coni di scorie con diversi centri esplosivi definito Apparato del Vulcarolo, da qui veniva alimentato un flusso lavico che si riversava nella Valle del Bove estendendosi oltre l’area dei crateri del 1908.
A causa della presenza di neve si avevano manifestazioni di esplosioni freatiche e si formavano anche delle colate di fango che antecedevano il flusso lavico grazie allo scioglimento delle nevi.
I Crateri Centrale e di nordest erano limitati alla sola emissione di vapori, quando l’attività subterminale si andava esaurendo, al Cratere terminale Centrale si manifestavano, sempre con più consistenza, sbuffi di materiale sabbioso.
I flussi lavici dei due apparati raggiungevano rispettivamente le quote 2.350 m.s.l.m. (in prossimità della frattura eruttiva del 1780) e di 1.800 m.s.l.m. (alla base dei Monti Centenari).
   Giorno 16 Aprile si esaurì del tutto l’attività dell’Apparato del Vulcarolo, mentre proseguiva con intensità più o meno costante l’attività dell’Apparato dell’Osservatorio.
    Il 21 Aprile si verificò un terremoto a Sciara (Giarre – Ct) in un area dove sono ben visibili le fagli con direzione circa Nord-Sud.
    Il 22 Aprile si aveva una debole ripresa dell’attività dell’Apparato dell’Osservatorio con l’apertura di nuove fessure a monte dello stesso, definito Apparato Ovest, il flusso lavico uscente da questo, proseguiva accanto al flusso lavico che usciva dall’Apparato dell’Osservatorio coprendo in parte i flussi lavici degli anni 1949 e 1964.
    Il 29 Aprile il flusso principale dell’Apparato dell’Osservatorio, che nei precedenti giorni aveva aumentato la sua intensità eruttiva, superava la stazione intermedia della funivia e si incanalava nel Vallone della Volta del Girolamo, arrivando nei giorni successivi a quota 2.175 m.s.l.m. in prossimità dell’area del Rifugio Sapienza.
All’inizio del mese di Maggio, l’incremento del flusso lavico distrusse gli edifici dell’Osservatorio Vulcanologico e della stazione terminale della funivia.
   Il 4 Maggio si formò il cosiddetto Apparato Orientale, impostato su una frattura radiale alla base orientale del cono terminale, caratterizzato da tre hornito disposti Est-Ovest e da una bocca principale, qui si aveva attività di fontana di lava e l’emissione di un flusso lavico che si riversava in Valle del Bove, raggiungendo la base dei Monti Centenari.
L’attività di tutti gli apparati cessò tra il 7 e l’ 8 Maggio, successivamente 5 centri effusivi si erano impostati lungo la frattura aperta OSO-ENE tra quota 2.680 e 2.300 m.s.l.m. dando origine a flussi lavici che scendevano lungo la parete nord-occidentale della Valle del Bove, questi flussi si erano arrestati in circa dieci giorni.
    Nella notte tra 11 ed il 12 Maggio circa 1.5 km a sud del Rifugio Citelli in Contrada Serracozzo si aprirono due fratture (1.840 e 1.800 m.s.l.m.) aventi la stessa direzione di quelle precedenti dando origine a grandi flussi lavici, da queste fratture non avveniva nessuna attività esplosiva.
Queste colate causarono molti danni soprattutto all’agricoltura ed alla popolazione di Fornazzo e S.Alfio distruggendo anche qualche casa e ponti, interrompendo in più punti la strada Mareneve.
Dalla frattura più alta quella di quota 1.840 m.s.l.m. si dipartivano dei flussi lavici che si riunivano in un unico braccio di lava incanalandosi nel Vallone Cubania, qui confluiva anche il flusso lavico che fuoriusciva dalla frattura di quota 1.800 m.s.l.m.
    Il 18 Maggio le bocche sulla fessura OSO-ENE avevano arrestato la loro attività, nel frattempo alla base orientale del Cratere Centrale si formava con un’esplosione una voragine “cratere ad imbuto” dal quale fuoriuscivano in modo continuo e violento masse di gas e materiali sabbiosi, quest’attività si è avuta per circa 10 giorni, in seguito si è avuta solo emissione di vapori bianchi con qualche lancio di materiale scuro fino alla fine dell’eruzione.
Il degassamento del piromagma del nuovo cratere esplosivo 3.040 m.s.l.m. si verifica ad una distanza di circa 5 Km dalle bocche effusive di quota 1.800 m.s.l.m.
    Il 6 Giugno mentre sembrava che l’attività effusiva si stesse esaurendo, invece si registrava un leggero incremento dell’attività alle bocche in prossimità del Rifugio Citelli con piccoli flussi lavici molto fluidi ma che non sono riusciti mai a superare i 1.000 m.s.l.m. l’attività va esaurendosi anche qui fino al 9 Giugno, quando la bocca di quota 1.840 m.s.l.m. diviene inattiva ed il 12 Giugno cessa in quella di quota 1.800 m.s.l.m.
Fig.5 - Bocca apertasi il 18 maggio 1971 alla base orientale del Cratere Centrale (Foto: C. Sturiale)
Prima dell’eruzione l’attività del Cratere Centrale era caratterizzata da imponenti lanci di materiale sabbioso, durante tutto il periodo dell’eruzione era caratterizzato solo da una debole emissione di vapori bianchi, con l’eccezione di due periodi ove questi erano accompagnati da sbuffi di materiale incoerente. Un’altra considerazione è che le fessure eruttive del 1971 sono localizzate su prolungamento delle fessure OSO-ENE dell’eruzione 1928.


Cronologia degli eventi che interessano l’attività del Cratere di sudest : dal

1971 al 2000


    Dall’eruzione del 1971 nasce “l’embrionico Cratere di sudest’’ ancora sottoforma di cratere ad imbuto, la sua attività sarà caratterizzata da debole degassazione per i prossimi 7 anni, fino al 1978 quando nella notte del 29 Aprile si innesca un attività stromboliana attraverso una nuova bocca eruttiva apertosi vicino al cratere ad “imbuto” la quale generava anche dei piccoli flussi lavici che si riversavano in Valle del Bove, questa attività durò con varie riprese sino al
25 Novembre dello stesso anno. La nuova bocca si era impostata nella parte sud-orientaledel Cratere di sudest.

fig06


    Il 3 Agosto del 1979 s’innalzava una spettacolare fontana di lava che sfiorava i 500 metri di altezza dall’orlo craterico della bocca centrale del Cratere di sudest, anche questa attività durò a varie riprese con la generazione di flussi lavici, fino alla fine di Agosto del 1980. Nel 1984 grazie ad una forte attività esplosiva si costruii un cono di scorie nell’area del Cratere di sudest con una base di 150 metri di diametro il cono era simmetrico con il versante orientale
alto che si opponeva al primo, dalla base meridionale di questo cono fuoriusciva un flusso lavico il quale scorreva prima in direzione Sud poi verso Est. Nel Gennaio del 1985 il nuovo cono di scorie impostato sull’area del Cratere di sudest non era più attivo, si formò però un pit-crater localizzato a circa 50 metri a sud-ovest del cono del 1984. L’8-9 Marzo 1985 iniziava una debole attività stromboliana, il 10 Marzo fuoriusciva
un flusso lavico diretto verso la Valle del Bove, il giorno dopo si aprirono nuove fessure nella
porzione alta del Piano del Lago.
Fig.7 - Emissione di cenere dal Cratere di sudest, 4/08/1979 (Foto: C. Sturiale)    Nel periodo compreso tra Marzo e Settembre del 1986 sul fondo del pit-crater piatto si apre una fessura lunga circa 15-20 metri parallela alla parte meridionale della base dove si forma un tumulo di scorie dovuto all’attività stromboliana. Contemporaneamente vi erano 3 altre bocche allineate dal fondo del cratere all’intermedio del suo fianco orientale.
Un’altra bocca era localizzata circa 20 metri ad Ovest del pit-crater aveva una larghezza di circa 5 metri (Bocca soffiante) con l’orlo craterico incrostato di sublimati e caratterizzata da pulsazioni di getti di gas con cenere juvenile.
Dopo questo periodo caratterizzato di attività stromboliana il 31 Ottobre 1986 (12 Pm) si innalza un enorme fontana di lava sia dalla blow hole sia dal pitcrater, grazie a questo evento era cambiata drasticamente la morfologia dell’area sommitale, il pit-crater era ricoperto di lava che ricopriva anche la zona dell’area del Cratere di sudest. Un’ attività di emissione gassosa continuava per tutto il 1987 e parte del 1988, le bocche erano ricoperte da un brillante giallo nativo dei solfati che avevano ricoperto una vasta zona.

Dopo che si era osservata una debole attività stromboliana il 2 Ottobre 1988, quest’attività incrementava la sua energia sino al 25 Novembre 1988 quando si formò una nuova bocca (caratterizzata da emissioni di vapore bianco e cenere rossiccia) nella parte bassa del versante meridionale del cono del 1984. La debole attività stromboliana continua intensificandosi l’ultimo di Novembre quando ormai le scorie saldate avevano formato un unico cono con due bocche,( che rappresenta il nuovo nato Cratere di sudest che stava assumendo una forma più regolare) mentre la parte meridionale del cono del 1984 scivola all’interno della nuova bocca.

    La crescita del cono a due bocche continuava e si andava sopraponendo al cono del 1984, l’attività stromboliana cessava il 14 Febbraio 1989, a questa si succedeva un emissione di soli vapori. L’8 Marzo del 1989 riprende l’attività stromboliana da una delle due bocche del Cratere di sudest mentre dall’altra si registravano solo getti di gas. L’attività rimaneva concentrata nell’area craterica poiché le bombe e le scorie non superavano mai l’orlo craterico fino al 15 Aprile quando dall’orlo meridionale del cratere fuoriusciva un piccolo flusso lavico. L’attività del Cratere di sudest riguardante il periodo compreso tra Settembre e Ottobre 1989, era caratterizzata da enormi fontane di lava e da flussi di lava dall’orlo del cratere che si verificavano a distanza di poche ore. A partire dall’11 Settembre sino al 27 Settembre del 1989 si erano registrati 16 episodi di fontane di lava che arrivavano fino ad 800 metri di altezza dall’orlo craterico del Cratere di sudest che vengono divise in 6 fontane (dall’11 al 13) che si ripetevano circa ogni 680 minuti con un intervallo tra due episodi consecutivi di 11.5
ore e 9 fontane di lava (dal 22 al 27) con un periodo di riposo meno regolare (E.Privitera, T.Sgroi, S.Gresta; 2001), ci furono anche occasionali fuoriuscite di flussi lavici dallo stesso cratere. Si sono formate due fratture una eruttiva N60°E che si era propagata rapidamente e l’altra non eruttiva N140°E lunga 7 km arrivando sino a quota 1.500 m.s.l.m con una velocità stimata 1 km/giorno. Il 3-4 Ottobre si registrava, sempre al Cratere di sudest, un intensa attività esplosiva con emissione di cenere che si trasformava in attività stromboliana il 6 Ottobre fino alla fine dell’eruzione giorno 9 Ottobre. Il volume di lava emessa era stimato pari a 40 x 106m3.

Da notare che per tutto il periodo dell’eruzione quindi dall’11 Settembre al 9 ottobre le altre bocche terminali non manifestavano particolari attività se non sporadiche emissioni gassose e emissioni di cenere, fenomeni di degassazione.

L’attività del Cratere di sudest per il restante 1989 rimane pressoché costante con una attività stromboliana che cresceva in continuazione sino alla violenta esplosione del 5 Gennaio del 1990 alle ore 01:00 (ora locale), questa era considerata la più violenta degli ultimi due secoli, per quanto riguarda l’area coinvolta da ricaduta di piroclastiti ed il volume di materiale emesso (volume totale di lava 2.7 X 106 m3; area ricoperta 0.9 Km2; volume piroclastiti 15 X106 m3 (Carveni P. et al., 1994), tale evento era stato accompagnato da un leggero flusso lavico, la cenere emessa ricoprì una vasta area, la zona sommitale era ricoperta per uno spessore di tre metri di scorie e la cima del Cratere di sudest era ricoperta di lapilli saldati, l’evento di esaurì alle ore 09:30 della stessa mattina. Tra Gennaio e Febbraio 1990 si contavano altri tre eventi parossistici al Cratere di sudest. Il secondo evento avvenuto il 12 Gennaio dalle ore 04:30 alle 14:30 accompagnato sempre da una debole fuoriuscita di lava diretta in direzione SSE, tale evento provocò l’otturazione del cratere mediante la ricaduta all’interno del condotto.

Il terzo evento esplosivo si verificò il 15 Gennaio dalle ore 05:00 alle ore 13:00, stavolta era accompagnato da una copiosa fuoriuscita di lava diretta ad Est che aveva percorso circa 2.5 Km, arrestandosi a quota 1.900 m.s.l.m. prima dei Monti Centenari; un altro piccolo efflusso lavico è uscito dalla base nordest del Cratere di sudest ed è arrivato sino a quota 2.700 m.s.l.m. in direzione Est.

Dopo tale evento, riprendeva nuovamente l’attività stromboliana che aveva caratterizzato il Cratere di sudest prima di questi eventi parossistici.
Un aumento progressivo dell’attività stromboliana era stato registrato il 30 Gennaio, il quarto evento parossistico del Cratere di sudest l’1 Febbraio dalle ore 19:30 alle 00:30, caratterizzato da una forte attività stromboliana con fuoriuscita di flussi lavici in direzione Est che andava a ricoprire il flusso lavico del giorno15 Gennaio, giorno 2 Febbraio si registrava solo una debole attività stromboliana formata da irregolari esplosioni. I prodotti di queste esplosioni ostruivano completamente il Cratere di sudest, durante questi episodi il cono di scorie del 1984 era stato completamente ricoperto. Dopo questa fase Il Cratere di sudest aveva raggiunto i 3.150 m.s.l.m. con un diametro dell’orlo craterico di150 metri. (il versante del Cratere di sudest verso il Cratere Centrale misurava 25 metri mentre dai versanti misurava all’incirca 180 metri)
Un altro periodo di attività stromboliana è avvenuto tra il 27 Febbraio e il 2 Marzo, il Cratere di sudest per tutto il 1990 è caratterizzato soltando da attività di degassazione.

    Nel Gennaio del 1991 l’attività riprendeva da una bocca all’interno del Cratere di sudest la quale formò un cono intracraterico alto circa 5 metri, l’attività terminava nel Febbraio dello stesso anno, successivamente il cono intracraterico è stato ricoperto da crolli delle pareti interne del cratere. Una nuova fase eruttiva si ebbe tra Giugno e Dicembre del 1991; dopo il Cratere di sudest manifestò solo una costante attività fumarolica.
    Il 14 Dicembre 1991 iniziava uno dei maggiori eventi eruttivi del Monte Etna, con l’apertura da un sistema di fratture disposte con direzione N 155° che si estendevano dall’orlo del Cratere di nordest verso la parete meridionale della Valle del Bove, attraversando il fianco orientale del cono del Cratere di sudest qui si originava una rapida successione di attività di fontane di lava, e fuoriuscivano dei piccoli flussi lavici che si dirigevano verso la Valle del
Bove, contrariamente la frattura tra quota 2.200 e 2.400 m.s.l.m. si avevano delle emissioni laviche con un alto tasso effussivo (30 m3/s).

Il Cratere di sudest riprende la sua attività nel Novembre del 1996 con attività eruttiva di tipo stromboliano. Il 19 Luglio 1997 si verificava un trabocco di lava, la quale scorreva lungo i fianchi esterni del cono meridionale e orientale, dall’estate del 1997 questa attività stromboliana
fu osservata anche alla Bocca Nuova.

Fig.8 - Distribuzione attività eruttive 1989, 1990, 1991-93, a tratti è indicata la frattura del 1989 (Tratto da S.Tonarini, P.Armienti, M.D’Orazio, F.Innocenti, M.Pompilio, R.Petrini)

 

    Da Giugno 1998 sino a Febbraio del 1999 è stato osservato un incremento di attività nelle tre bocche sommitali (NEC, BN, VOR), dove si intensificavano le esplosioni stromboliane e i flussi intracraterici per la Bocca Nuova e la Voragine e rimanendo regolare anche dopo i forti episodi di fontane di lava del 22 Luglio del 1998 (eruzione subpliniana).
Il 15 Settembre del 1998 alle 02:30 dopo 6 settimane di pausa, riprendeva l’attività eruttiva al Cratere di sudest con violente esplosioni, tale attività era caratterizzata da lancio di brandelli di lava, emissioni di gas e cenere, accompagnati da violenti boati.
Alle 08:26 ci fu un’altra esplosione di entità inferiore e tra le 09.28 e 09.36 si udirono altre 5 esplosioni. Le esplosioni continuano per tutto il pomeriggio causando ricaduta di cenere sulle aree abitate del versante orientale.
Durante questo evento il cratere intracono del Cratere di sudest, che si era costruito dal 1996 è stato quasi completamente distrutto dalla violenza delle esplosioni .
Il 17 Settembre veniva registrato dall’osservatorio di Acireale un incremento dell’attività sismica, l’attività eruttiva al Cratere di sudest era caratterizzata da lanci di bombe grandi diversi metri.
Giorno 18 Settembre rimaneva una ritmica attività stromboliana accompagnata da flussi di lavici.
Il 19 Settembre l’attività esplosiva di tipo stromboliano era di entità inferiore rispetto ai precedenti giorni, nelle due bocche all’interno del cratere si stava formando un piccolo cono.(sito web curato da Boris Behncke) Si era osservata anche un effusione in direzione Valle del Leone alimentata da una bocca sul fianco del cono del Cratere di sudest, questa era simile a quelle del Novembre 1996 e luglio 1998.
Il 25 Settembre riprendeva al Cratere di sudest una vigorosa attività stromboliana accompagnata da una colata dal fianco nord-orientale.
La vigorosa attività del Cratere di sudest riprendeva il 30 Settembre, il nuovo cono intracraterico raggiungeva un’altezza che non aveva mai raggiunto finora e andava a ricoprire i resti del precedente, che era stato distrutto dall’esplosione avvenuta giorno 15 Settembre.
Il 5 Ottobre le esplosioni stromboliane avvenivano incessantemente, lanciando bombe a più di 200 m dalla bocca. Un piccolo conetto alto pochi metri era cresciuto attorno questa bocca e fu distrutto dalle esplosioni stromboliane più forti avvenute intorno alle ore 13.00 (ora locale), la bocca attiva era larga circa 10 metri, con un piccolo accumulo di materiale piroclastico attorno. Era rimasta intensa l’attività stromboliana nella sera di giorno 5 , una colata di lava scendeva lungo il versante orientale del Cratere di sudest, raggiungendo una lunghezza di circa 1 km.
L’attività del giorno 6 Ottobre era più debole, ma andava ad aumentare di intensità verso la sera. (comunicato da Jurg Alean sul stio web curato da Boris Behncke) La parte interna nella parte sommitale del cono intracratere era collassata e si era formata una struttura a forma di duomo sull’orlo Est e Sud del cratere dove vi erano numerose fratture incandescenti.
Nei giorni 11-12 Ottobre 1998 si verificò il settimo evento esplosivo dal giorno del risveglio del Cratere di sudest.
Si estendeva una colata lunga circa 1 km, simile a quella dell’episodio precedente avvenuto 6 giorni prima.
Fig.9 - Immagini dalle telecamere di sorveglianza (IIV)Nel pomeriggio di giorno 16 Ottobre (comunicato da Marco Fulle sul sito web curato da Boris Behncke) si era avuta emissione di gas ad alta pressione senza emissione di piroclastiti.
L’attività stromboliana iniziava in serata e continuava sino alla sera del giorno seguente con fontane di lava, e formazione di una colata di lava costituendo così l’ottavo episodio.
Nella notte tra il 17 e il 18 il cono intracraterico si era fratturato nel suo lato a Sud e della lava fuoriusciva dalla frattura colando nel lato sud del cono del Cratere di sudest (comunicato da Giovanni Sturiale sul sito web curato da Boris Behncke). L’attività esplosiva, con fontane alte centinaia di metri si esauriva nell’arco di 9 ore, la colata avanzava in cinque lobi verso la base del cono stesso, mentre altre colate si riversarono in basso verso i lati orientale
ed occidentale del cono stesso.

La sera del 24 Ottobre si manifestò il nono episodio eruttivo, questo evento avveniva esattamente una settimana dopo il precedente (sito web curato da Boris Behncke). Anche questo evento era stato preceduto 24 ore prima da una debole attività stromboliana. Le variazioni morfologiche causate da questo episodio hanno causato delle variazioni laterali del cono intracraterico. Nella mattinata di giorno 01 Novembre si verificò il decimo episodio eruttivo, anche questo era stato preceduto da una debole attività stromboliana e da attività sismica. La lava iniziava a fuoriuscire dal fianco meridionale del cono, verso la mezzanotte, senza nessuna attività esplosiva, dopo un’ora iniziarono ad innalzarsi piccole fontane di lava, questa attività durava sino alle 04:30 dopo di che alle 05:00 si raggiungeva la fase di massima intensità durata circa due ore con fontane di lava continue alte centinaia di metri, mentre due colate si fermarono a circa 600 metri più a Nord del rifugio Torre del Filosofo ( 2.920 m.s.l.m.).
Durante questi episodi eruttivi era cresciuto il cono intracraterico che andava ad occupare quasi tutta la precedente depressione del Cratere di sudest.
La sera del 6 Novembre dopo cinque giorni di riposo dall’ultimo episodio eruttivo si manifestava un’ attività stromboliana intermittente, l’undicesimo evento eruttivo si manifestò dopo 20 ore.
Alle 11:00 si verificavano violente fontane dal Cratere sommitale del cono intracraterico (principalmente da una bocca a nordest), seguite da fuoriuscita di lava dal fianco meridionale del cono.

Fig.10 - Risalita della colonna eruttiva nella mattinata del 18/01/1999 (Foto: G. Sturiale)Il 18 Novembre dopo 11 giorni di riposo rispetto dal precedente, iniziava il 12° evento questo episodio era simile ai precedenti ma era stata rilevata una maggiore presenza di cenere. Il 13° episodio avviene anch’esso dopo 11 giorni sempre con le stesse modalità mentre il 14°
episodio avveniva dopo quattordici giorni, nella notte tra il 13 ed il 14 Dicembre 1998 la prima fase iniziava circa 24 ore prima con attività
stromboliana, traformandosi poi in fontana di lava.
Dopo l’episodio del 14 Dicembre, si sono avuti altri 4 episodi eruttivi il 15-16-17 e 18 Dicembre, 29 Dicembre; 5 Gennaio, 9-10 Gennaio e 13 Gennaio, per un totale di 18 episodi.
L’attività, avvenuta durante questi eventi, aveva determinato un ulteriore crescita al cono del Cratere di sudest facendogli assumere una forma più regolare, e la sua altezza maggiore in questo periodo è di circa 3.250 m.s.l.m. , rispetto all’altezza pre-1997 che era di 3.185 m.s.l.m.(Boris Behncke et al., 2006).

Il 18 Gennaio si verificò il 19° episodio eruttivo, sempre con le stesse modalità una precedente attività stromboliana con una debole attività effusiva che incrementava ad attività di fontane di lava, queste culminanorono con la formazione di una nube eruttiva.
Il 20 Gennaio dopo 2 giorni e 4 ore si verificava il 20° episodio eruttivo del Cratere di sudest, i tempi tra un episodio e l’altro andavano via via diminuendo, alle 06.30 circa del 23 Gennaio era iniziato il 21° episodio, a causa dell’assenza di vento la colonna eruttiva aveva raggiunto
un altezza di diversi km al di sopra dei crateri sommitali, ed era poi leggermente guidata verso Sud-Est, facendo ricadere la cenere su Catania ed altri paesi del settore Sud-Est del vulcano.
Fig.11 - Nella foto a sinistra sono illustrati gli Hornitos alla base del Cratere di sudest e la frattura che si è formata durante l’episodio eruttivo del 4 Febbraio 1999 a destra un particolare della parte alta della frattura. (19/09/99)
Il 4 Febbraio del 1999 alle 15:35 sino alle 16:05 GMT si ebbe il 22° episodio eruttivo, si aprì una frattura lungo il fianco Sud-Est del Cratere di sudest da dove si innalzavano fontane di lava formando una nube densa di ceneri e scorie juvenili alta circa 9 Km, la fessura alimentava flussi di lava e formava dei campi di lava che ricoprivano la parte superiore Ovest delle pareti della Valle del Bove.
L’eruzione del 1999 aveva prodotto due campi di lava, il primo campo di lava era stato attivo per tutto il periodo dell’eruzione dal 4 Febbraio al 10 Novembre, dirigendosi verso Est dalla base del Cratere di sudest. Questo primo campo di lava era caratterizzato da lava “aa” in maggioranza ed in minoranza da lava “pahoehoe” e complesse reti di tunnel lavici. (versante orientale)

A Settembre del 1999 il campo di lava era lungo circa 2.5 km con un volume stimato di 11 x 106 m3. Alla fine del mese di Giugno questa eruzione cambiava stile eruttivo ai crateri sommitali da attività effusiva ad una ripresa dell’attività stromboliana. L’attività esplosiva durante questo periodo eruttivo andava aumentando gradualmente sino a quando si verificò l’evento parossistico del 4 Settembre 1999 che coinvolgeva sia la Bocca Nuova che la Voragine ed in

maniera minore si estendeva sino al Cratere di sudest. Dopo questo episodio si verificarono altri eventi di intensa attività stromboliana al Cratere di sudest che avvenivano nel periodo compreso tra Ottobre e Novembre del 1999 accompagnati da parziali crolli. Il 4 Settembre del 1999 si aprì una fessura nel fianco orientale del cono del Cratere di sudest da dove fuoriusciva un flusso lavico, mentre alle ore 18:00 si osservava un graduale aumento dell’attività stromboliana alla Bocca Nuova e alla Voragine che generava una colonna eruttiva sostenuta alta circa 1-2 km dall’orlo craterico.(Behncke et. al. 1999). Il secondo campo di lava si era formato nel periodo compreso tra il 17 Ottobre e il 5 Novembre, a causa dei trabocchi di lava dall’orlo Ovest della Bocca Nuova. Da qui fino alla fine dell’eruzione si manifestò un’intensa attività stromboliana all’interno della Bocca Nuova, accompagnati da flussi lavici ricchi in gas che provenivano dalla base del cono del Cratere di sudest formando degli hornito. Il 4 Febbraio collassarono sia l’orlo meridionale che il fianco del Cratere di sudest a causa della fessura che si era aperta alla base orientale del cono. La formazione di nuove bocche alla base del cono del Cratere di sudest coincideva con i maggiori crolli che davano depositi composti blocchi regolari e sub rotondi con diametro < 2 m essi erano anche rivestiti di lava fresca. Oltre ai crolli di massi, vi era un campo largo 100 metri di fratture e crepacci formati alla base Sud-Est del cono del Cratere di sudest nella zona compresa tra i tre piccoli hornito formati dall’attività esplosiva del 4 Febbraio e la fessura del 4 Settembre 1999. Le fratture alla base meridionale del cono di sudest erano larghe da 10 a 20 cm con orientazione Est-Ovest. Il Cratere di sudest si trova sull’intersezione dei due sistemi di frattura più attivi dell’Etna degli ultimi 50 anni. Il fatto che le fratture eruttive si sono aperte sui entrambi i versanti del Cratere di sudest in stretta corrispondenza dei due principali sistemi di fratture che si estendono verso Nord-Est e Sud-Est può indicare che dopo un periodo abbastanza inusuale di stabilità, questa area è divenuta più instabile. l’evento del 4 Febbraio 1999 riapre la parte alta del sistema di fratture che si era aperto durante gli eventi eruttivi del 1989 e del 1991-93. Durante i primi di Ottobre del 1999 la Bocca Nuova e la Voragine furono caratterizzate da intensa attività stromboliana, nella giornata del 17 Ottobre collassò l’orlo Ovest della Bocca Nuova, il 25 Ottobre intorno alle ore 13:00 si verificò un fenomeno abbastanza raro per l’Etna, sul fianco Ovest della Bocca Nuova, la crescita di un duomo generava un flusso piroclastico, successivamente una serie di flussi lavici interessavano il versante occidentale dell’Etna nei giorni 27 e 28 Ottobre ricoprendo i campi lavici degli eventi precedenti.

Fig.12 - La sequenza di fotogrammi acquisiti durante l’evento eruttivo del 04 Febbraio 1999 dalle Telecamere dell’IIV mettono in evidenza la formazione di una frattura lungo il versante Sud del Cratere di sudest la quale si apre dalla sommità sino alla base dello stesso.

Fig.12 - La sequenza di fotogrammi acquisiti durante l’evento eruttivo del 04 Febbraio 1999 dalle Telecamere dell’IIV mettono in evidenza la formazione di una frattura lungo il versante Sud del Cratere di sudest la quale si apre dalla sommità sino alla base dello stesso.

Il flusso lavico di giorno 27 Ottobre si estendeva circa 4 km dalla bocca, l’attività effusiva alla Bocca Nuova diminuiva progressivamente esaurendosi il 3 Novembre 1999,diminuiva anche l’effusione nella fessura E-W posta alla base orientale del cono del Cratere di sudest, l’eruzione
finì il 14 Novembre 1999.
In un certo modo l’attività eruttiva del Cratere di sudest avvenuta nel 2000 era avvisata già dalla ripresa di attività del cratere dal mese di Novembre del 1996 in poi come già è stato descritto precedentemente.
Nel periodo compreso tra il 26 Gennaio 2000 e Agosto 2000 si ebbero 66 brevi episodi di fontane di lava questi eventi che costituivano uno stile unico e che non si era mai manifestato nella conosciuta storia eruttiva del Monte Etna.
L’attività eruttiva del 2000 ha consentito al Cratere di sudest di accrescersi di 40 metri circa, si sono formate due fratture radiali e tagli dei fianchi meridionale e settentrionale del Cratere di sudest.
La dinamica di questi episodi parossistici si può dividere nelle seguenti fasi:

  1. emissione di lava dalle bocche o dalle fessure con una debole attività stromboliana increscita,
  2. sino a evolversi in fontane di lava che superano gli 800 metri di altezza, con durata che varia dai 10 minuti a 60 minuti con succesiva formazione di colonne sostenute composte da cenere, lapilli, gas che risalgono per un altezza di circa 1-2 km spostandosi in basealla prevalenza dei venti e ricadendo sui versanti etnei;
  3. questa fase diminuisce passando nuovamente ad attività stromboliana fino ad esaurirsi.

Negli eventi eruttivi di Marzo il principale protagonista è stato il sudestino una bocca con un diametro di circa 10 metri localizzato alla base sudorientale del Cratere di sudest, da qui venivano prodotti flussi lavici molto fluidi e fontane di lava, mentre la sommità del Cratere di
sudest era caratterizzata da una debole espulsione di cenere al culmine attività di emissione di fontane di lava.
Dal 22 Marzo invece l’attività era localizzata alla bocca sommitale del Cratere di sudest, durante questo periodo il sudestino è stato protagonista dell’episodio eruttivo del 16 Aprile.
L’attività eruttiva del Cratere di sudest continuò con vari episodi sino agli ultimi due che sono avvenuti giorno 28 e 29 Agosto 2000, per i precedenti episodi si rimanda a lavori di cui in bibliografia.