Inquadramento morfologico strutturale Etna Print E-mail
Written by Simon   
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Inquadramento morfologico strutturale Etna

Il Monte Etna è un vulcano composito formatosi nel quaternario è caratterizzato da un magmatismo Na-Alcalino, è uno dei più attivi vulcani del mondo nonchè il più alto d’Europa con un altezza che varia in funzione della sua attività eruttiva nel 1981 era di 3.350 m.s.l.m. (J.B.Murray, 1981) mentre recentemente la sua altezza è di 3.314 m.s.l.m. (J.B.Murray, 2002).

La sua estensione è di 47 km da Nord a Sud e di 38 km da Est a Ovest ricoprendo una superficie di circa 1.200 km2 con un perimetro di circa 135 km.

Il Monte Etna geograficamente è localizzato nel settore orientale della Sicilia (latitudine 37°45’N; longitudine: 15°00’E riferita al Cratere Centrale) e si trova localizzato geologicamente ai bordi di due placche convergenti, la Placca Europea e la Placca Africana (Barberi et al.,1974), esso si trova sulla parte antecedente la parte anteriore del Maghrebian Trust belt sulla successione argillosa medio pleistocenica (Wezel, 1967), depositata sul margine fessurato
del Blocco Pelagico e contaminato da diversi livelli di lave basaltiche a pillow e ialoclastiti che datano 500 - 250 Ma (Gillot et al., 1994).
Nel settore sud-orientale siciliano sono presenti tre domini strutturali principali: l’Appeninico Magrebide, l’Avanfossa Catania-Gela e l’Avampaese Ibleo.
La catena Appeninico Maghrebide rappresenta la connessione tra l’Appennino e le catene montuose del Nord-Africa, è costituita da una serie di coltri di ricoprimento i quali sono costituite da unità stratigrafico-strutturali che sono ricollegabili a differenti aree paleogeografiche.
L’Avanfossa Catania-Gela rappresenta la porzione più esterna della Fossa di Caltanissetta ed è allungata in direzione NE-SW a Sud-Est essa confina con il Plateau Ibleo.

Fig.01 - Schema Geodinamico dell’area etnea (modificato dopo Lentini, 1982)

L’Avampaese Ibleo è costituito da una coltre di sedimenti riferibili al periodo da Triassico al Quaternario dove predominano i depositi carbonatici intercalati a prodotti di manifestazioni vulcaniche di tipo basico.
Tali unità hanno subito delle fasi deformative di tipo compressivo dall’Eocene al Quaternario spostando la deformazione da Nord verso Sud (Lentini, 1982).
Da studi geofisici dei profili sismici si è realizato un profilo bidimensionale della crosta sottostante il Monte Etna (Cristofolini et al., 1979), secondo il quale l’Avampaese Ibleo immerge al di sotto della Catena Settentrionale con un angolo di 7°-8°, tale superficie di
Storia eruttiva ed evoluzione morfologica del Cratere di sudest (Etna) dal 1971 al 2007 - 4 - separazione dovrebbe essere collocata ad una profondità di 30-40 Km al di sotto del Cratere Centrale. Come si può vedere l’Etna si trova collocato in un contesto geodinamico compressivo ove la posizione dello stesso vulcano ed il suo magmatismo di tipo basico sarebbe inappropiato tuttavia un’interpretazione di questo tipo di vulcanismo nel contesto nel quale si sono sovrapposte discontinuità tettoniche di tipo distensivo, le quali a loro volta sono legate ai recenti sollevamenti dell’area etnea (Lo Giudice et al., 1982), rappresentando l’espressione di una tettonica di tipo tensile che contrassegna il contatto tra la placca Europea e quella Africana (Barberi et al., 1974).
Collegando le faglie del fianco orientale dell’Etna a quelle del bordo occidentale della Calabria ed alcune faglie del Quaternario a Sud-Est del Mar Tirreno, Monaco et al. (1997), hanno definito l’esistenza di una vasta zona sottoposta ad un’estensione generale N 100° e che quindi l’Etna giace in un contesto generale estensionale. Il Monte Etna è interessato dal punto di vista strutturale da alcune importanti direttrici a carattere regionale. La direttrice
tettonica più importante è la NNW - SSE (TFS che è considerata come il prolungamento della Scarpata Ibleo maltese, il sistema NE - SW faglia di Messina - Fiumefreddo (PDF) (Lanzafame et al.,1996; Azzarro, 1999). Altre faglie si trovano localizzate sul versante Sud e Sud-Est dell’Etna come la Nicolosi, Mascalucia, Fiondaco e Treccastagni (NF, MF, FF,TRF), le quali non sempre possono essere rappresentate da espressioni superficiali ma sicuramente
da fenomeni sismici poco profondi o da creep asismici (Azzarro, 1999; Froger et al., 2001).
Nella parte a Nord-Est esiste il trend circa Est-Ovest della Pernicana (PF) (Rust and Neri, 1996; Rasà et al.,1996; Azzarro, 1999), verso Ovest questa faglia si unisce al rift di NE che costituisce una delle aree più attive del vulcano (Neri et al., 1991) insieme al rift di SE ed al rift NS i quali caratterizzano la parte alta del vulcano.
Il vulcano Etna è stato interessato da diversi tipi di attività dei differenti centri eruttivi, che vengono raggruppati in quattro maggiori unità vulcano-stratigrafiche (Romano, 1982; Cristofolini et al., 1991; Gillot et al., 1994) denominati: Centri Alcalini Antichi (180-100 Ka), Trifoglietto (80-60Ka), Mongibello Antico (35-14 Ka) e Mongibello Recente (14Ka sino ad ora).
I Centri Alcalini Antichi rappresentano lo scheletro vulcanico, la base primaria sulla quale si andrà a costruire l’edificio vulcanico. Questi rappresentano quindi i primi prodotti emessi, che sono stati riconosciuti a partire dal 1966 nella zona meridionale del vulcano tra Adrano e Biancavilla e ad Acicastello e Acitrezza, si tratta di sottili livelli di thoeleiitici basali, sono stati emessi in parte in ambiente sottomarino molto simile ai prodotti emessi dai vulcani di isole oceaniche come le Hawaii. Cessata questo tipo di attività inizia un attività caratterizzata da magmi composizionalmente differenti, più alcalini e nella successione di piccoli centri eruttivi e di tufi, a testimonianza di un’attività esplosiva. Calanna ed il Trifoglietto I fanno parte dei Centri Alcalini Antichi costituiti da vulcaniti appartenenti alla serie degli alcalibasalti.
Le varie direttrici tettoniche nel tempo, hanno influenzato la disposizione dei centri eruttivi che hanno spostato il loro asse da Sud-Est verso Nord-Ovest (Romano et al., 1975).

All’Unità del Trifoglietto sono attribuibili i prodotti che affiorano nella Valle del Bove a questa unità quindi appartengono il:

  • Trifoglietto II, i cui prodotti affiorano a Sud e Ovest della Valle del Bove sino a 2.100

    m.s.l.m. e a Nord si spingono sino a serra Giannicola Grande.

  • Centro Vavalaci, i suoi prodotti sono sovrapposti in discordanza sulle vulcaniti

    del Trifoglietto II, i maggiori affioramenti sono localizzati a Sud-Ovest della Valle del Bove e

    sulla Schiena dell’Asino, con uno spessore massimo a Serra Vavalaci.

  • Centro Cuvigghiuni discordanti sui prodotti del Vavalaci ed affiorano nella parte alta

    della parete Ovest della Valle del Bove con spessori massimi tra i Canaloni della Montagnola

    (cratere del 1763) e di Cuvigghiuni tra quota 2.450 e 2.550 m.s.l.m.

  • Centro di Volta del Girolamo i prodotti appartenenti a questo centro sembrerebbero
    quelli che affiorano sul lato occidentale della Montagnola tra 2.100 e 2.580 m.s.l.m.
    Un importante affioramento che testimonia lo smantellamento dei Centri eruttivi del
    Trifoglietto, nell’area della Valle del Bove, è costituito dal “Chiancone”, si tratta di depositi
    alluvionali più o meno cementati di materiale vulcanico, di varie granulometrie e litologicamente
    eterogenei immersi in una matrice sabbiosa.
Fig.2a - Principali strutture tettoniche del Monte Etrna: PF: Faglia Pernicana , RPN: Ripa della Naca, PDF: Faglia Piedimonte, TFS: Sistema FaglieTimpa, RF: Faglia Ragalna

Fig. 2b - Profili Monte Etna
Fig. 2b - Profili Monte Etna

Centro dell’ Unità del Mongibello Antico è costituita essenzialmente dall’Ellitico in quale affiora principalmente nella zona di Punta Lucia e Pizzi Deneri.
L’attività riprendeva dopo un periodo di quiete, durata circa 2-300 anni, (Kieffer, 1975, 1979) all’interno dell’Ellitico con un asse eruttivo spostato in direzione OSO andando cosi a costituire il Mongibello Recente. L’evoluzione di tale edificio si svolge in due fasi separate da un collasso evidenziato morfologicamente tutt’oggi dal “Cratere del Piano” quota 3.000 m.s.l.m.
 Attualmente il Vulcano Etna (Mongibello Recente) è costituito da quattro crateri attivi, la Voragine la quale si è formata alla fin dell’eruzione del 1956, il Cratere di nordest che si è formato con un collasso sul fianco del cono centrale nel Maggio del 1911 (Ponte, 1923) e dal 1955 attraverso l’attività stromboliana si costruì un cono di scorie che nel 1981 raggiungeva la quota di 3.350 m.s.l.m., la Bocca Nuova la quale si è formata nel 1968, nasce come una
bocca con un diametro di pochi metri caratterizzata da emissioni di gas e si allargò nell’inverno 1969-70 con un ulteriore collasso attorno raggiungendo un diametro di un centinaio di metri, infine l’ultimo dei crateri il Cratere di sudest formatosi durante l’eruzione del 1971 all’inizio rappresentato da un pit crater e dal 1978 inizia a crearsi il suo cono.
L’analisi a lungo termine del comportamento eruttivo dell’attuale Etna ha fatto rilevare la possibile esistenza di due diferenti tipologie di cicli eruttivi (Behncke e Neri, 2003) uno a breve-termine il quale si estende per parecchi decenni e un lungo-termine che si estende per parecchi secoli.